Partecipanti a una riunione di lavoro prendono appunti attorno a un tavolo.

Due persone evitano di parlarsi. Le informazioni passano attraverso un collega, una consegna si ferma e il responsabile finisce per fare da intermediario. Quando un conflitto tra dipendenti entra nel lavoro quotidiano, chiedere di «essere professionali» può lasciare tutto com’è. Serve capire quali comportamenti stanno creando il problema, che cosa li alimenta e quali accordi possono rimettere in funzione la collaborazione.

Questo vale in un ufficio, in un reparto produttivo e in una struttura sociosanitaria. Cambiano le attività e le responsabilità professionali; resta la necessità di lavorare insieme senza trasformare ogni scambio in una nuova discussione. Qui spiego come imposterei l’intervento, dalla prima segnalazione alla verifica degli accordi.

In questo articolo
  1. Quando intervenire in un conflitto sul lavoro
  2. Prima dei giudizi, ricostruire un episodio preciso
  3. Verificare se il conflitto nasce anche dal modo in cui è organizzato il lavoro
  4. Preparare un confronto che abbia uno scopo definito
  5. Tradurre il confronto in un accordo utilizzabile
  6. Una traccia pratica per il responsabile
  7. Quando il confronto informale non è la strada adatta
  8. Come può affiancarti un HR Manager esterno
  9. Domande frequenti sui conflitti tra dipendenti

Quando intervenire in un conflitto sul lavoro

Un disaccordo su una scelta può essere utile: permette di confrontare alternative e individuare errori. Diventa un problema organizzativo quando impedisce alle persone di scambiarsi informazioni, rallenta una decisione o porta il resto della squadra a schierarsi. Il segnale da osservare è l’effetto sul lavoro, oltre al tono delle conversazioni.

Se una consegna arriva regolarmente incompleta perché «con lui non parlo», il responsabile ha già un passaggio concreto da affrontare. Aspettare che i due colleghi recuperino spontaneamente un buon rapporto può lasciare esposti anche gli altri. L’obiettivo iniziale è rendere possibile il lavoro richiesto; l’amicizia non è un risultato da imporre.

Prima dei giudizi, ricostruire un episodio preciso

«È sempre aggressivo» e «non collabora mai» sono giudizi difficili da discutere. Nel primo confronto chiederei un episodio recente: quale attività era in corso, che cosa è stato detto o fatto, quale informazione mancava e che cosa è successo dopo. Questo aiuta a distinguere una percezione da un comportamento osservabile.

Un esempio ipotetico: una referente dell’assistenza clienti dice che l’amministrazione «blocca tutto». Ricostruendo una pratica, emerge che la richiesta era stata inviata senza il dato necessario per procedere e che nessuno aveva indicato chi dovesse recuperarlo. La tensione personale resta da gestire, ma adesso esiste anche un passaggio organizzativo su cui intervenire.

Raccoglierei le versioni separatamente, con domande comparabili. Eviterei di promettere riservatezza assoluta se alcune informazioni dovranno essere condivise per affrontare la situazione. È più corretto spiegare lo scopo del colloquio e come verranno utilizzati gli elementi raccolti.

Verificare se il conflitto nasce anche dal modo in cui è organizzato il lavoro

Le persone possono avere stili diversi e responsabilità poco definite nello stesso momento. Se due responsabili assegnano priorità incompatibili, il contrasto può ripresentarsi anche dopo un confronto apparentemente risolutivo. Per questo affiancherei all’ascolto una verifica del lavoro effettivo.

Non tutte le tensioni hanno una causa organizzativa. Verificare questi aspetti evita però di chiedere alle persone di compensare, con la disponibilità personale, un funzionamento poco chiaro. Sul tema delle decisioni che tornano sempre al titolare ho approfondito anche come rendere più riconoscibili responsabilità e autonomia.

Preparare un confronto che abbia uno scopo definito

Mettere subito le persone nella stessa stanza può produrre un elenco di torti. Organizzerei un confronto congiunto quando il problema è sufficientemente chiaro e le condizioni permettono una conversazione rispettosa. Prima, ciascuno dovrebbe conoscere l’obiettivo: concordare come gestire uno specifico passaggio di lavoro.

Il responsabile può aprire descrivendo i fatti e l’effetto osservato: «Le ultime richieste sono passate attraverso altri colleghi e due pratiche sono rimaste ferme. Dobbiamo concordare come scambiarci le informazioni necessarie». Questa formulazione consente di affrontare il comportamento senza attribuire intenzioni che non si possono verificare.

Durante il confronto terrei separati fatti, interpretazioni e richieste. «Non ti interessa il mio lavoro» attribuisce un’intenzione; «quando manca una risposta non so se posso procedere» descrive una difficoltà. La domanda successiva diventa: quale riscontro serve e chi può fornirlo?

Tradurre il confronto in un accordo utilizzabile

«Comunicheremo meglio» è un’intenzione. Un accordo utile descrive ciò che dovrà succedere in una situazione riconoscibile. Può bastare una nota breve, condivisa con gli interessati, che raccolga il passaggio di lavoro e i riferimenti concordati.

Nell’esempio dell’assistenza clienti, l’accordo potrebbe prevedere una richiesta con i dati indispensabili, un referente per le informazioni mancanti e un canale per segnalare le urgenze. La direzione dovrà chiarire quali priorità prevalgono quando non è possibile soddisfare tutte le richieste contemporaneamente.

Chiederei a ciascuno che cosa si impegna a fare e quale ostacolo prevede. Se l’accordo richiede un’autonomia che le persone non hanno, occorre coinvolgere chi può autorizzarla. Eviterei di chiudere il confronto con una stretta di mano che lasci irrisolto questo punto.

Una traccia pratica per il responsabile

Per preparare l’intervento puoi compilare una pagina con queste domande. Scrivi soltanto gli elementi necessari a seguire il problema, evitando commenti personali o etichette sui colleghi.

  1. Che cosa è accaduto? Riporta un episodio circoscritto e indica quali elementi sono ancora da verificare.
  2. Quale attività ne risente? Descrivi la consegna, la decisione o lo scambio che si è bloccato.
  3. Che cosa deve chiarire l’organizzazione? Individua responsabilità, priorità o informazioni mancanti.
  4. Che cosa cambia nel lavoro? Annota l’accordo operativo e chi deve renderlo possibile.
  5. Come verrà verificato? Fissa un momento adeguato per rileggere un episodio successivo e capire se l’accordo è stato utilizzato.

La verifica conta quanto il colloquio. Se il passaggio funziona ma la tensione resta, si può lavorare sul modo di confrontarsi. Se l’accordo non viene applicato, prima di formulare un giudizio occorre capire se manca una condizione organizzativa o se una persona sta scegliendo di non rispettarlo.

Quando il confronto informale non è la strada adatta

Segnalazioni di minacce, molestie, discriminazioni o altri comportamenti gravi richiedono un’attenzione diversa da un normale contrasto tra colleghi. In queste situazioni eviterei di proporre automaticamente una mediazione o un incontro congiunto: potrebbe essere inappropriato e mettere in difficoltà chi ha segnalato.

Occorre coinvolgere i referenti competenti e utilizzare i percorsi previsti dall’organizzazione, con il supporto professionale necessario. Un HR esterno deve riconoscere il limite del proprio incarico e aiutare la direzione ad attivare la gestione adeguata, senza improvvisare valutazioni legali o indagini.

Come può affiancarti un HR Manager esterno

Il mio contributo parte dall’osservazione del contesto e dal confronto con chi guida le persone. Porto oltre 15 anni di esperienza nelle risorse umane, maturata anche in ambiti operativi e nel sociosanitario. Nell’affiancamento propongo di ricostruire il lavoro reale, preparare i responsabili ai colloqui e seguire gli accordi nel tempo.

La direzione mantiene le decisioni di propria competenza. Il servizio di HR Manager Esterno può dare continuità a questo lavoro quando il titolare o i responsabili riescono a intervenire soltanto nel momento dell’urgenza.

Domande frequenti sui conflitti tra dipendenti

È meglio parlare subito con tutti insieme?

Valuterei prima la natura del problema e ascolterei le persone coinvolte. Un confronto congiunto funziona meglio quando ha uno scopo preciso e condizioni adeguate. Non lo userei automaticamente per segnalazioni di comportamenti gravi.

Se il lavoro viene comunque svolto, posso lasciar correre?

Verifica quanto lavoro aggiuntivo stanno assorbendo gli altri per compensare il contrasto. Informazioni trasmesse da intermediari o attività concentrate su un collega disponibile possono nascondere una difficoltà già presente.

Devo prendere posizione a favore di uno dei due?

Il responsabile deve valutare i fatti e richiamare le aspettative di lavoro, evitando alleanze personali. Essere equilibrati non significa considerare equivalenti comportamenti diversi o lasciare senza risposta una condotta inappropriata.

Come capisco se l’intervento è servito?

Guarda il passaggio su cui siete intervenuti: le informazioni arrivano? Le attività si concludono senza intermediari? Le difficoltà vengono segnalate al referente concordato? Parti da questi riscontri e rivedi gli accordi che non funzionano.

Vuoi affrontare questa esigenza nella tua azienda? Scopri il servizio di HR Manager Esterno.