“Sì ma la mia zona è diversa”. Le obiezioni di chi si avvicina al business dell’home care

Avendo un po’di esperienza alle spalle, posso iniziare a fare una cernita di quelle che sono le obiezioni più frequenti di chi si avvicina al settore dell’home care. Ho pensato di condividerne qualcuna con te: giusto un assaggio di alcuni temi di cui parlerò approfonditamente durante i miei corsi.

 

Ne parleremo al corso…

Ci siamo quasi! Le date dei miei corsi si avvicinano sempre di più: sarà un bel match che mi richiederà tempo ed energie a mille, ma ti confesso che non vedo l’ora. Se vuoi sapere dove si terranno i corsi e di cosa parlerò, leggi il mio articolo in merito.

Oltre ai temi portanti, un argomento di cui parlerò riguarda gli errori da evitare e le obiezioni più frequenti che mi vengono poste da chi sta valutando se intraprendere un percorso come home care manager.

In questo articolo ho pensato di proporti una delle obiezioni più frequenti. E’ un tema a cui tengo moltissimo e su cui ho riflettuto a lungo.

 

Sei sicuro che la tua zona sia davvero diversa?

Capita spesso che il mio interlocutore a un certo punto si schermisca mettendo le mani avanti con una frase che di volta in volta ha declinazioni differenti. “Sì ma la mia zona è diversa…” è una frase che mi viene ripetuta – praticamente identica – al di là delle differenze territoriali e che funziona sia al Nord che a Sud.

Quello che cambia – se mai – è il seguito della frase: “… è diversa perché qui ci sono già le cooperative” può cedere il passo, altrove a “… è diversa perché qui si usa manodopera in nero” ecc.

Quello che di solito rispondo ai miei interlocutori è che: SI’, ogni zona è diversa ma NO, questo non deve rappresentare un deterrente perché ciò che conta non è tanto il “come si fa di solito” ma ciò che sei tu.

Rafforzare l’identità della propria offerta – e della propria azienda – è un passo fondamentale da cui non puoi e non devi prescindere. Non ci sono scuse.

 

Le obiezioni smontate: “… qui ci sono già le cooperative”

Le cooperative ci sono ovunque: devono esserci, lo prevedono le leggi. Il punto è che per motivi numerici ed economici, le cooperative non posso gestire l’entità della domanda esistente. Se mi segui su questo blog, ricorderai che te ne ho già parlato in un articolo recente. Non dimentichiamoci, poi, che la popolazione italiana sta andando incontro a un rapido e marcato invecchiamento. Il che significa che le cooperative e gli strumenti del Sistema Sanitario Nazionale saranno sempre meno adeguati.

 

 “… qui si usa manodopera in nero”

Suvvia, diciamocelo: il lavoro in nero è sempre esistito e sempre esisterà… ma questo a te non deve importare perché quella che metterai a punto tu sarà un’offerta DIVERSA, che in quanto tale attirerà clienti DIVERSI. Giusto per capirci, la tipologia di clientela che di solito si rivolge a un lavoratore in nero, non ha nulla a che spartire con i clienti che vireranno su di te se saprai profilare in modo adeguato il tuo target di riferimento.

In linea di massima, chi si rivolge a te sarà proprio qualcuno che parte dal presupposto di voler evitare i problemi in cui incorre chi si basa su manodopera in nero. Un esempio? Prendi l’esigenza di sostituire un operatore che per “n.” motivi non risponde a ciò che cerca il cliente. Nel caso il cliente si affidi a te, sarai tu a cercare un sostituto e a gestire la problematica; nel caso del lavoro in nero, nella maggior parte dei casi l’interessato dovrà passare a vie legali.

 

Insomma, per fartela breve, il succo del discorso è che quelli che spesso tendi a interpretare come tuoi competitors, in realtà non ti fanno concorrenza: si riferiscono semplicemente a diversi target di clienti.

Ne parleremo tra poco, durante i miei corsi. Vuoi iscriverti? Vuoi saperne di più? Contattami qui! 

2019-05-07T16:50:07+00:00

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