Chi sono “i volti” di Assistenza Doc?

Una rubrica dedicata a chi si è messo in prima linea nell’home care

Se hai letto il mio ultimo articolo, avrai capito quanto è importante per me selezionare le persone che lavoreranno per Assistenza Doc. Non parlo di selezione “a caso” ovviamente, ma di scelta in base a determinati criteri: la disponibilità a imparare, a lavorare duro, a mettercisi di buzzo buono… ma soprattutto l’amore che si è disposti a investire nel proprio lavoro nel settore home care.

Ecco allora che mi è venuta un’idea: creare una sorta di rubrica dedicata a chi ha deciso di imbarcarsi con me in questo progetto, di seguire i miei corsi di formazione e di aprire nuove filiali di Assistenza Doc. Durante i miei corsi ho incontrato persone splendide. “Foolish and hungry”, folli e affamati – come direbbe Steve Jobs – che hanno deciso di dare una svolta alle loro vite e lo hanno fatto per diversi motivi… tutti, però con un minimo comun denominatore: l’amore per il settore dell’home care.

 

michela, assistenza DocLa storia di Michela: dalla Romania alla Sardegna 

Il primo post di questa rubrica ho deciso di dedicarlo a Michela, che all’inizio dell’anno prossimo aprirà la prima filiale di Assistenza Doc in Sardegna, a Olbia. La Sardegna rappresenta per la mia azienda un territorio con notevoli potenzialità, visto e considerato che la regione è conosciuta in tutto il mondo per la sua alta percentuale di ultracentenari. Ebbene sì, con l’invecchiamento della popolazione è in aumento – su scala generale – anche la percentuale di anziani che superano la soglia dei cent’anni. Cosa che – come ho spiegato in un recente articolo – porta con sé nuove problematiche e nuove sfide.

Quando Michela mi ha contattato, le ho chiesto subito come mi aveva trovato. “Su internet – mi ha risposto lei – Di nomi ce n’erano tanti ma io vado a pelle… ho letto i suoi articoli e ho capito che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.” “In che senso?”, le ho domandato. E lei: “Nel senso che lei, in questo lavoro, ci mette il cuore.” E’ così che è iniziato il nostro colloquio su Skype. Michela ha 29 anni, viene dalla Romania e vive in Sardegna da 13 anni. Nel suo accento è riconoscibile una lieve inflessione sarda che la dice lunga su come deve aver messo radici nell’isola. Il curriculum conferma le mie intuizioni: Michela ha cercato lavoro nel settore home care come badante, continuando poi a Olbia e a Porto Cervo, dove ha allargato lo spettro delle sue competenze gestendo affitti di ville e occupandosi del settore pulizie.

 

La parola magica di ogni lavoro nel settore home care: empatia

Attualmente lavora per due anziani gestendo anche l’affitto dei loro appartamenti. Quando le chiedo perché abbia scelto di occuparsi degli anziani, mi risponde quasi senza pensarci: “Da piccola avrei voluto fare la dottoressa ma non mi è stato possibile realizzare il mio sogno. Questo lavoro mi piace perché parte dallo stesso presupposto: essere di aiuto agli altri, prestare un servizio e farlo con amore. Probabilmente conta anche il fatto che io sia cresciuta con i miei nonni.

Ultimamente mio nonno è venuto a mancare mentre io ero lontana e questo mi ha fatto pensare a quanto sia importante che una persona anziana abbia vicino a sé qualcuno che si occupi di lei… o meglio, che lo faccia in un certo modo. Io, per esempio, con la signora di cui mi occupo non mi limito al compito di tenerla pulita, in ordine e in salute. Mi piace vederla sorridere. Quando ho iniziato a prendermi cura di lei, non parlava. Allora ho cominciato a mettere su musica sarda, a leggerle qualche pagina, a raccontarle le mie cose. Ci vuole empatia. Essere affettuosi è importante, anche quando l’anziano non ti risponde: il fatto che non parlino non significa che non capiscano.”

 

La domanda per capire se sei adatto a fare impresa: “Qual è il tuo sogno?”

Ecco, a quel punto ho capito che eravamo perfettamente allineati. Nel momento in cui mi interfaccio con un candidato, cerco subito di capire qual è il suo sogno e non lo faccio per sentimentalismo ma perché so che quel sogno sarà la benzina che avvierà il motore del nuovo progetto. E senza benzina la macchina non parte. Poi certo, il profilo imprenditoriale conta. Il fatto che Michela senta il desiderio di “fare il passo” e di puntare su se stessa e sulle capacità organizzative che ha affinato negli anni, mi ha fatto capire che posso puntare su di lei… Ma se non avessi trovato questo fuoco – il fuoco dei sogni, appunto – non credo che avrei portato avanti il nostro colloquio.

E tu? Cos’è che ti ha spinto ad avvicinarti al settore dell’ home care? Contattami per raccontarmelo!

2019-01-28T10:48:08+00:00

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