In Italia sempre più persone superano la soglia dei 100 anni. È una buona notizia?

Campare cent’anni? Una volta era pura utopia: oggi potrebbe non essere più così, lo dicono i dati. Cosa implica tutto questo in termini reali? Ho fatto qualche ricerca e ho provato a rifletterci su, traendone le dovute conclusioni… ma facciamo un passo alla volta e vediamo di partire dai dati reali.

Che si viva più a lungo di qualche decennio fa lo sappiamo tutti: rispetto agli anni ’70 – per esempio – le aspettative di vita sono aumentate di circa 6 anni, il che significa che una donna, attualmente, può aspettarsi di vivere fino a 85 anni mentre un uomo, in media, vive 80 anni. Un cambiamento sensibile, insomma, che peraltro non si ferma qui. Un anno fa un articolo di “Famiglia Cristiana” citava una lista di 163 nazioni fra le quali l’Italia sarebbe il paese con il maggior numero di centenari. Interessante, in questo senso, l’esempio di Milano dove negli ultimi vent’anni i centenari sarebbero addirittura triplicati, passando dai 249 del 1999 ai 667 di oggi. All’interno di questa cifra spicca la componente femminile: le donne, infatti, rappresentano più dell’ 83% del totale.

Da un altro studio del Dipartimento di Statistica dell’Università La Sapienza di Roma si evince che nel nostro paese il numero delle morti sopra i 100 anni, negli ultimi dieci anni è praticamente raddoppiato di pari passo come è raddoppiato il numero dei centenari in vita: 9000 nel 2005, 18000 nel 2017.

Insomma, quello che ci dicono i dati è che “campare 100 anni” oggi è tutt’altro che fantascienza. Una buona notizia? Sì, a patto però che si guardi il fenomeno nella sua complessità, con un occhio di riguardo alle sue conseguenze sui diversi piani. La prospettiva di poter vivere più a lungo, di primo acchito, ovviamente fa piacere a tutti ma personalmente (ci tengo a sottolinearlo) più che sulla durata della vita in sé sposterei l’accento sul COME si vivrà. Dal secondo Dopoguerra in poi si è pensato molto alla QUANTITA’: a come fare, cioè, per prolungare la durata della vita. La sfida del futuro prossimo, dal mio punto di vista, sarà invece spostare il focus dalla quantità alla QUALITA’ della vita degli anziani…. Perché è chiaro che un centenario porterà con sé anche una serie di domande, esigenze e problematiche a cui sarà importante poter rispondere.

Non possiamo aspettarci di affrontare il problema anziani così come lo affrontavamo trent’anni fa perché le cose sono cambiate, perché è aumentato il numero degli anziani e perché gli anziani di oggi e di domani sono molto diversi dagli anziani di ieri. Un dato che non va trascurato e che rende bene l’idea dei cambiamenti che sono avvenuti è questo: l’anziano che viveva in casa con i figli, con l’aumento della durata di vita e con i cambiamenti avvenuti nel sistema famiglia (dove lavora anche la donna) è stato trasferito dal nucleo domestico all’ambiente asettico delle case di cura. Oggi, di contro, si assiste a un fenomeno di segno opposto. La casa di cura inizia sempre più spesso a lasciare il posto all’assistenza a domicilio: l’anziano rimane a casa sua, nell’ambiente confortevole e familiare in cui ha vissuto. Il futuro, se posso dirti la mia, andrà in questo senso con un ulteriore incremento del fenomeno. E’ in questa direzione, quindi, che bisogna lavorare. Campare 100 anni: è una buona notizia? La risposta dipende solo da noi.

2018-11-01T13:47:28+00:00

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