Case di riposo: ecco come sono nate e perché oggi stanno lasciando il passo all’assistenza domiciliare

Case di riposo, ospizi: che differenza c’è? Nessuna. Da quanto esistono? Dalla notte dei tempi. Sono ancora attuali? Sempre meno e il motivo va cercato nell’emergere dell’assistenza domiciliare. Il perché te lo racconto in questo articolo.

 

Le case di riposo di oggi sono gli ospizi di ieri

Inizio subito col chiarire una cosa: tra la casa di riposo e l’ospizio non c’è nessuna differenza… se non che, col tempo, la parola ospizio ha iniziato a essere percepita come dispregiativa e si è cercato un termine sostitutivo. Un po’ come è successo con la parola “spazzino” che da qualche anno a questa parte è stata traslata in “operatore ecologico”. In realtà gli ospizi esistono dalla notte dei tempi, solo che allora (ti parlo di passato remoto) avevano una funzione – o meglio: un target di riferimento, come diremmo oggi – un po’ diverso.

Gli antichi hospitia esistevano già nei primissimi anni del Medioevo ed erano delle strutture assistenziali sostenute dalla carità dei privati e destinate a ospitare poveri, orfani e pellegrini. Le persone bisognose di assistenza, insomma. Niente anziani, quindi? Già,  indovina perché… La risposta è semplice: allora si moriva giovani e di anziani ce n’erano molto pochi.

 

Qualche secolo dopo: il vecchio modello di assistenza domiciliare va in crisi

In realtà non è che gli anziani non ci fossero. Erano numericamente di meno rispetto a oggi, ma c’erano. Per loro esisteva una forma arcaica di assistenza domiciliare di tipo familiare. L’anziano viveva cioè con i figli e i nipoti. Capirai quindi… all’epoca avere figli significava disporre di una vera e propria risorsa economica in vista della vecchiaia, tant’è che la parola proletario in origine andava a indicare qualcuno che era “ricco di figli”.

Le cose iniziano a cambiare a partire dal Novecento. Che cos’è successo? Un vero e proprio terremoto: due guerre mondiali, un ulteriore passo avanti della rivoluzione industriale, l’emancipazione della donna. La rivoluzione, insomma, che porta – come è ovvio – profondi cambiamenti all’interno della famiglia. Ora la pagnotta non la porta a casa solo l’uomo, ma anche la donna. Gli anziani, inoltre, iniziano a essere più numerosi: il miglioramento della qualità della vita e i progressi della scienza cominciano infatti a spostare sempre più in alto l’asticella. Si vive di più e si vive meglio se non che… inizia a fare capolino un problema oggettivo. In casa ormai lavorano entrambi i coniugi e il vecchio tipo di assistenza domiciliare basato sulla famiglia inizia ad andare in crisi. È allora che salgono alla ribalta i vecchi ospizi.

 

Gli ospizi di ieri non sono quelli dell’altro ieri

Eccoli allora, i nuovi ospizi, che col vecchio modello non hanno più niente a che spartire. Gli hospitia ormai si sono “specializzati”: per gli orfani ci sono gli orfanatrofi, per altre categorie di bisognosi esistono forme di assistenza specificamente dedicate. L’ospizio inizia quindi ad accogliere gli anziani. È una grande struttura  di cui, in realtà, esistono diverse tipologie: pensa alle RSA, le Residenze Sanitarie per Anziani, dedicate agli anziani non autosufficienti.

Le case di riposo si strutturano, si differenziano, si moltiplicano: le differenze tra i vari istituti sono moltissime tanto in termini di qualità quanto a livello di proposte. Sui giornali spesso e volentieri si trovano articoli su case di riposo di scarsa qualità (o peggio)… ma non si può far di tutta l’erba un fascio. Soprattutto, non dimenticare che la lente di ingrandimento dei media è tendenzialmente orientata a evidenziare le notizie negative. La realtà è molto più differenziata ed esistono molte – moltissime – case di riposo di tutto rispetto, in cui gli operatori si fanno in quattro per rendere piacevole e stimolante la vita dei loro ospiti. Se non che… nell’anziano rimane sempre, dichiarata o latente, la nostalgia di casa. Il ricordo per il proprio contesto domestico e familiare è qualcosa con cui gli ospiti delle case di riposo, si trovano a fare i conti praticamente ogni giorno.

 

Assistenza domiciliare 2.0

Oggi le cose stanno cambiando e lo fanno a passo sempre più spedito. Il motivo è presto detto: l’aumento del peso demografico degli anziani, che si fa sempre più incisivo. Dell’invecchiamento della popolazione italiana ti ho già parlato in diversi articoli, non starò quindi a insistere. Ciò che conta è che l’anziano inizia a non essere più percepito come un “problema collaterale” che si può prendere e accantonare in un ospizio (scusa la brutalità della metafora): gli anziani cominciano giustamente a essere percepiti come dei protagonisti influenti del nostro presente e del nostro futuro prossimo. Dei protagonisti che hanno voce in capitolo e che in ospizio, spesso, non ci vogliono andare.

Ecco allora emergere una nuova alternativa, più al passo coi tempi, più compatibile con l’esigenze tanto dell’anziano quanto dei suoi familiari. Il vecchio modello di assistenza domiciliare torna a fare capolino e a imporsi… ma in modo completamente nuovo. Il caregiver non è più il figlio, il nipote (il familiare, insomma) ma persona specializzato a cui si chiede sempre più spesso di non limitare l’assistenza alle pure e semplici cure mediche, ma di integrarla con un approccio empatico. L’anziano non deve semplicemente essere a casa ma anche “sentirsi” a casa.

 

E domani? Il futuro dell’assistenza domiciliare

Quando ho fondato Assistenza Doc, sapevo che il mio problema non sarebbe stato l’assenza di domanda quanto – piuttosto – il contrario. Il futuro dell’assistenza domiciliare starà sempre più nella capacità di differenziarsi… nel senso di fare la differenza, di saper offrire il meglio. Come? Contattami e parliamone!

2019-02-27T16:08:38+00:00

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