Assistenza Domiciliare: pubblico O privato? Oppure: pubblico E privato?

Negli ultimi articoli ti ho parlato dei nuovi corsi che a partire dal 23 maggio terrò in diverse città italiane e di alcune novità che ho messo in cantiere ultimamente. Tra le novità a cui ho dato il via, c’è anche un gruppo facebook, “Fare Business nell’Assistenza Domiciliare”  che nel giro di poco ha convogliato già più di 400 iscritti. Al di là della sua utilità più immediata, il bello di questo gruppo è che mi fornisce spesso nuovi spunti di riflessione… ho cominciato col raccoglierne uno, che ti propongo di seguito.

 

Una domanda da un milione di dollari…

Questa forse è una domanda che ti sei fatto anche tu: sono molti a porsela, infatti. Sta di fatto che qualche giorno fa, uno degli iscritti al gruppo, ha pensato di presentare questa problematica in modo esplicito… tanto esplicito che ho pensato di riprodurti integralmente l’intervento.

Non capisco come possa essere fruttuoso applicare assistenza domiciliare privatamente, direttamente dalle tasche dal cittadino. Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce già da diversi anni i LEA (Livelli di Assistenza domiciliare Integrata) cui fanno parte ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e CPD (Cure Palliative Domiciliari) quindi il malato è assistito a domicilio nella fase acuta, cronica e in quella di fine vita. Il tutto garantito gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. Il cittadino avrà quindi diritto nella sua abitazione a medici, infermieri, OSS, fisioterapisti, psicologi e assistenti sociali mediante cooperative, associazioni e enti accreditati. Quindi se parliamo di business in questo senso, accreditandosi con la Regione, ok… al contrario, direttamente in regime puramente privatistico non capisco come sia possibile.”

 

 

Assistenza domiciliare e limiti strutturali del SSN: una bella gatta da pelare

Ho ringraziato la persona che mi ha posto questa domanda, ben contento di poter approfondire tutta una serie di questioni – sintetizzate dal post – che sono davvero di primaria importanza. Vediamole una per una. Tutti (ma proprio tutti!) i comuni sono tenuti a garantire al cittadino assistenza domiciliare. Sul piano pratico, però, le cose sono molto meno scontate nel senso che tra volere e potere sembra esserci un vero e proprio abisso. Il motivo di fondo lo avrai probabilmente già capito: la percentuale di anziani è in rapido e costante aumento. Che significa? Che le richieste sono tante, spesso molte di più rispetto a quelle a cui è possibile fare fronte. L’ente pubblico, che eroga i suoi servizi tramite appalti con cooperative sociali, non riesce quindi ad accogliere tutte le richieste, per motivi di ordine economico.

Nel suo intervento, l’iscritto al gruppo ha fatto inoltre senza volere un po’ di confusione. CPD e ADI sono infatti qualcosa di molto diverso rispetto alla problematica di cui ci occupiamo noi, che è Assistenza Domiciliare di Base. Ciò che andiamo a erogare noi, cioè, sono i servizi di base: badante h24, assistenza a ore, alzata, messa a letto, notti a casa e/o in ospedale… i servizi, quindi, di cui ha bisogno almeno l’80% di chi richiedere cure domiciliari. Si tratta di servizi – appunto – “di base”: sul piano pratico, questo significa che è molto difficile che un ente pubblico li riconosca gratuitamente.

 

Ma quindi i servizi di un Centro di Assistenza Domiciliare privato fanno concorrenza ai servizi pubblici?

Altra domanda che molti mi pongono. La risposta è NO. Personalmente mi piace guardare a questa problematica da un punto di vista molto diverso. Quello che il nostro servizio fa non è sostituire, ma integrare le capacità di risposta del SSN all’interno di un contesto diverso e molto più complesso rispetto a quello di qualche decennio fa. Non si tratta cioè di un aut-aut, ma del tentativo di guardare alle esigenze del contesto in cui viviamo in modo lucido e proattivo: registrando le domande (esplicite o latenti) e cercando di fornire delle risposte adeguate.

Giusto per farti un esempio concreto, per accedere ai servizi garantiti dal SSN è necessario essere in possesso di alcuni requisiti fondamentali (reddito, grado di non autosufficienza, familiari a carico ecc). Come potrai capire, non tutti si trovano in queste condizioni il che significa che non tutti possono accedere ai servizi erogati dal SSN. Anche per chi rientra nei parametri suddetti, però, le cose non sono così semplici a causa di alcune costanti: i tempi di attesa non brevissimi, il limite del monte ore che viene assegnato (i servizi non vengono mai erogati per più di 2 ore al giorno)… questo giusto per farti un esempio.

Riassumendo: non tutti possono accedere ai servizi garantiti dal SSN e i pochi che hanno i requisiti necessari, si trovano comunque a usufruire di una gamma di servizi insufficienti. La logica conseguenza, è che anche quei “pochi fortunati” dovranno far fronte alle carenze del SSN sborsando risorse di tasca propria.

 

Di questa e di tante altre problematiche, parleremo comunque ai corsi che terrò a Brescia, Rimini, Padova, Genova e Bologna a partire dal 23 maggio. Vuoi saperne di più? Lasciami i tuoi contatti! (LINK che avevamo inserito nell’ultimo articolo)

 

2019-04-08T08:41:15+00:00

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