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L’Alzheimer in Italia: se lo conosci… lo affronti

Sull’Alzheimer, ricevo continuamente domande e richieste di consigli. Ho deciso quindi di fare un po’ di chiarezza.

Che cos’è l’Alzheimer? Quanto è diffuso? Quasi tutti, oggi, credono di conoscere questa malattia: molti, però, tracciano una generica equazione Alzheimer = Demenza senile, che ha poco a che vedere con la realtà.
E pochi, sanno veramente in cosa consiste e quanto sia diffusa questa malattia.

L’Alzheimer è una patologia degenerativa (provocata dalla progressiva perdita di neuroni) che si manifesta con il declino graduale della memoria e di altre funzioni cognitive: la capacità di formulare e comprendere i messaggi verbali o di compiere correttamente alcuni movimenti volontari, giusto per fare qualche esempio…
Si tratta quindi di una malattia specifica, con sintomi e cause proprie che la distinguono da altre patologie diffuse tra gli anziani. L’importanza di riconoscere l’Alzheimer nella sua specificità, è fondamentale… oggi più di ieri. Il perché, lo spiega uno studio Censis-AIMA, con tanto di numeri e cifre. In Italia, i malati di Alzheimer oggi sono 600.000 e il numero è destinato ad aumentare. D’altra parte, con il suo 22% di ultrasessantenni, il nostro è il paese più longevo d’Europa. Venire a patti con l’Alzheimer e imparare a conviverci, è quindi una delle principali sfide del nostro presente… e del futuro prossimo.
La situazione – così com’è allo stato attuale – è infatti decisamente critica: i costi di assistenza sono altissimi (11 miliardi circa all’anno) e per il 73% a carico delle famiglie. Questo apre scenari inquietanti e accende i riflettori su una figura nuova: quella del caregiver (spesso e volentieri, il figlio della persona malata) che in molti casi, non potendo più contare sul sostegno dei familiari, tende a cercare il supporto di una badante (a cui ricorre il 38% circa delle famiglie).

L’identikit del caregiver – la cui età media è in aumento – e la sua solitudine, sono l’indice di un disagio diffuso e di una situazione critica, che è necessario affrontare con tempestività. L’impegno del caregiver, infatti, è spesso totalizzante e determina conseguenze anche sul suo stato di salute, soprattutto fra le donne: l’80,3% accusa stanchezza, il 63,2% dorme troppo poco, il 45,3% manifesta sintomi di depressione, il 26,1% tende ad ammalarsi. Il malessere, peraltro, ovviamente non investe solo la figura del caregiver, ma anche la sua relazione con il familiare malato. E’ difficile, infatti, improvvisarsi caregiver e soprattutto farlo con una persona cara, che si conosce da tempo e di cui è doloroso accettare il declino. In parole povere: affidarsi a un professionista del settore, fa bene tanto al caregiver quanto alla sua relazione con il familiare affetto da Alzheimer.
Tutto questo, giusto per sottolineare che i problemi da affrontare sono molti e complessi. E’ proprio per questo motivo (perché la carne al fuoco è tanta!) che ho deciso di affrontare la tematica impegnandomi in prima persona in corsi specifici, che mi consentano di migliorare ulteriormente il mio know how della materia. Le domande che ricevo in merito, infatti, sono troppe, l’incidenza della patologia è in aumento e anche senza fare allarmismo – c’è chi parla di una vera e propria epidemia – è evidente la necessità di dedicare alla malattia un occhio di riguardo. Così, come è importante prestare un ascolto attivo alle esperienze di chi ha vissuto in prima persona i problemi legati alla gestione di un malato di Alzheimer.

E’ proprio per questo, perché credo profondamente nella relazione e nell’esigenza di ascoltare e confrontarsi, che ti esorto a scrivermi e a raccontarmi la tua esperienza. Quali difficoltà hai riscontrato? Quali strategie hai messo in atto? Come hai vissuto il ruolo di caregiver? Le esperienze servono e – messe in comune – possono rappresentare un importante patrimonio da cui partire per trovare delle risposte.

2017-07-20T11:16:04+00:00

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