È vero che gli anziani andranno a vivere con gli amici? Ecco cosa penso del senior co-housing

Si parla molto di bufale, fake news e simili da qualche anno a questa parte. Il fenomeno è ampio e se siamo abituati a incapparci soprattutto per quanto riguarda certi temi, la verità è che nessun ambito è esente: nemmeno il mio. Oggi ho deciso di parlartene, facendoti un esempio di cui probabilmente avrai sentito parlare anche tu ultimamente: in realtà non si tratta di una bufala, ma dell’interpretazione errata di un articolo. Un’interpretazione che si è estesa a macchia d’olio.

Qualcuno – per scherzo ma non troppo – mi ha detto che in futuro mi troverò senza lavoro. Perché?, gli ho chiesto incuriosito. A quanto dicono i dati Istat, se oggi gli anziani rappresentano un quarto della popolazione italiana entro il 2050 gli over 65 saliranno a un terzo della popolazione totale cioè circa 20 milioni, 4 dei quali varcheranno la soglia degli 85 anni. L’ho fatto notare al mio interlocutore il quale però mi ha risposto citando un articolo che ultimamente è diventato virale: “Ma dai, non hai letto che in futuro gli anziani andranno a vivere con gli amici? Attento che ci sono paesi in cui si stanno già organizzando!”

Qualche titolo ambiguo in merito, effettivamente mi era capitato sottocchio ma non gli avevo dato troppo peso. Dopo questa chiacchierata, però, ammetto che un po’ di curiosità mi è venuta: sono andato quindi a cercarmi l’articolo in questione. Oddio, articolo… in realtà, nel giro di poco, il primo pezzo uscito sul tema ha ispirato altre testate e la tematica ha iniziato a dilagare.

Giusto per riassumerti la cosa in poche righe, l’articolo racconta che in Danimarca sono nati alcuni progetti di co-housing dedicati agli anziani. Rispetto all’alienazione della casa di cura, gli anziani in questo caso potrebbero usufruire di un’interessante alternativa: un’abitazione fatta di stanze private e spazi comuni in cui trascorrere gli ultimi anni insieme ad amici della stessa fascia di età. A conti fatti si tratta quindi di una declinazione interessante del concetto di co-housing: il senior co-housing, appunto.

Che poi, peraltro, basta fare una ricerca mirata in rete per rendersi conto che il fenomeno è tutt’altro che recente. Non solo: in realtà si trovano articoli risalenti addirittura a 10 anni fa, che mostrano come sperimentazioni nel campo siano state tentate anche in Italia (nel Biellese, per esempio).

Personalmente non mi interessa discutere sul successo o meno dell’iniziativa in sé ma di un paio di cosette a monte. Punto primo, il senior cohousing non implica il fatto che venga meno la necessità di assistenza. Per dirla in pillole, la possibilità di vivere in mezzo ad amici non significa che gli anziani si assisteranno a vicenda! L’assistenza – mirata, di qualità, professionale – servirà eccome.

Seconda osservazione: la viralità stessa di questo tema mi sembra che porti più che mai acqua al mio mulino. Il perché te lo spiego in due parole. Ciò che emerge dalla diffusione di questi articoli, è che il futuro sarà sotto il segno dell’assistenza domiciliare. La vecchia logica della casa di cura ha fatto il suo tempo per ovvi motivi: è alienante per l’anziano e onerosa per i suoi familiari. Gli anni a venire vanno quindi in questa direzione: quella più umana e attenta ai bisogni del paziente. Una prospettiva, insomma, che garantisce all’anziano la possibilità di essere assistito in un ambiente intimo, familiare e protetto. In una parola: assistenza domiciliare, comunque la si voglia vedere e declinare.

2018-10-19T14:08:31+00:00

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