Imparare dai propri sbagli? Si può! A patto di…

“Sbagliando si impara”, o almeno: così si dice. Sta di fatto, però, che non funziona sempre così e che gli errori ti insegnano qualcosa a due condizioni: se li ammetti e se ci lavori su, cercando di tirarne fuori qualcosa di buono. Detto questo, lo so che ti sembrerà strano ma credimi, la cosa più difficile – quella che tutti cercano in un modo o nell’altro di evitare – è la prima. Ammettere di aver commesso uno sbaglio. E’ per questo che oggi ho deciso di parlarti di un mio errore. Del perché l’ho commesso, di cosa mi ha insegnato e soprattutto che strumenti mi ha dato per evitare che qualcun’altro (tu, per esempio) incorra nello stesso tipo di sbaglio.

Cos’è successo e perché ho deciso di raccontartelo

Quando ho deciso di lavorare nel settore assistenziale, la mia prima impressione è stata quella di dover scalare una montagna senza sapere bene da dove partire. Una cosa, infatti, è conoscere il territorio e le sue esigenze, un’altra è capire come fare per trasformare il proprio know how in un’attività vera e propria. In quel frangente, ho agito come potevo: non “male”, ma con un’ingenuità che poi ho dovuto pagare (cara) negli anni successivi. Ho scelto, cioè, di affidarmi a consulenti non proprio esperti del settore. Infatti, mi sono scelto i professionisti sbagliati, che NON mi hanno detto le cose realmente come stavano.

Lo sbaglio che ho commesso è stato un errore alla radice che non riguarda tanto la gestione successiva dell’attività, ma la forma associativa stessa. Cioè la scelta di aprire una cooperativa sociale.

Ecco perché non devi assolutamente aprire una cooperativa sociale. A meno che…

Partiamo dall’ABC. Cos’è una cooperativa sociale? Risponderò sfatando un mito. Molti, spesso, si fanno abbagliare dall’aggettivo “sociale” e tendono a fare di tutta l’erba un fascio. Mi spiego. Spesso e volentieri, chi decide di lavorare nel sociale, tende immediatamente a mettere in relazione il settore con la modalità associativa propria – appunto – delle cooperative sociali. Del tipo: voglio lavorare nel sociale quindi – giocoforza – devo aprire una cooperativa sociale.

Errore! E’ possibile lavorare nel sociale anche senza aprire una cooperativa sociale, anzi… Ma torniamo alla definizione. Una cooperativa sociale è sostanzialmente una Onlus: un’organizzazione senza scopo di lucro. Con una Onlus, detta in pillole, non puoi fare business: tutti gli utili vanno obbligatoriamente investiti nel Fondo delle Cooperative. Cosa che ovviamente cozza con la ragion d’essere stessa di un imprenditore che decide di scendere in campo con l’obiettivo di lavorare nel sociale – certo – ma di farlo traendo da tutto ciò uno stipendio. Guadagnando, cioè, degli utili.

Oltre a questo, sul piano organizzativo la cooperativa sociale appartiene a tutti i soci: a chi ci lavora e anche a chi usufruisce dei suoi servizi. Sì, proprio così: anche i clienti che si rivolgono a una cooperativa hanno teoricamente potere a livello decisionale. Sai cosa significa? Che ogni testa vale un voto e che in linea almeno teorica l’imprenditore è solo un rappresentante… che può facilmente essere estromesso, se gli altri soci lo vogliono.

Capisci cosa voglio dire? Cooperativa sociale e imprenditoria sono cose che non c’entrano tra di loro. Quindi non fare come me: evita di aprire una cooperativa sociale… a meno che tu il tuo obiettivo non sia fare volontariato.

 

Cosa ho imparato e come questo può esserti utile

Porre fine alla mia prima esperienza in campo non è stato né facile né indolore. Detto questo, se non avessi commesso quel primo errore oggi non sarei qui a gestire Progetto Famiglia Network: una società che con le cooperative sociali non ha nulla a che spartire e che – con l’esperienza di poi – ho creato su misura di ciò che realmente sono, un imprenditore.

Oggi, sono molti i giovani imprenditori che si rivolgono a me ponendomi la stessa domanda che ho posto io, anni fa, ai consulenti sbagliati: quale forma legale devo scegliere per la mia attività? Molti di loro arrivano da me convinti che la forma migliore sia la cooperativa sociale. Metterli in guardia, raccontando la mia esperienza e spiegando come e perché – se hanno intenzione di fare business – devono stare alla larga da una cooperativa sociale, è per me il modo migliore per mettere a frutto la mia esperienza dimostrando che… è vero: sbagliando si impara!

Riassumendo, ecco sintetizzato in pochi punti il succo della mia esperienza.

  • Ho imparato che non bisogna mai fidarsi completamente da un consulente non esperto in materia
  • Ho trovato, grazie al mio errore, il modo giusto per fare quello che volevo fare. Non ho, cioè, cambiato una virgola dei miei obiettivi: ho solo cambiato il mio modo di portarli a termine
  • Ho imparato come gestire il personale nel settore assistenziale
  • Ho capito come fare business nel sociale e come aiutare altri Home Care Manager a gestire la propria attività, evitando di incorrere nei miei stessi errori
  • Ho imparato che la paura non ti porta da nessuna parte e che bisogna rischiare: uscire dalla propria zona di comfort, accantonando ciò che non funziona e provando a cambiare
  • Ho capito che devo continuare a fare quello che mi piace, che mi appassiona, trovando il modo corretto per poter continuare a farlo
  • Ho imparato che gli errori sono una tappa obbliga nella lunga strada verso il successo.
  • Ho imparato a perdonarmi e a ricominciare da capo. A non mollare mai. La cosa più importante, però, è che non sono ripartito da zero. Al contrario: ho potuto rifondare la mia attività su nuove basi e con un solido bagaglio di esperienze e conoscenze.
  • Ho capito che un errore può essere trasformato in opportunità. Il segreto è rendersene conto in tempo e fare… non marcia indietro, ma marcia in avanti!
2017-11-13T12:11:49+00:00

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